sabato 4 agosto 2012

Risposta di Antonio Martino a Enrico Cisnetto


Risposta a Enrico Cisnetto
Antonio Martino, 1° agosto 2012
Al direttore – Le sarei assai grato se volesse ospitare questa mia seconda, e spero ultima, risposta al suo collaboratore Cisnetto. Anni fa mi vidi costretto a ricordargli che preferivo gli “economisti scolastici” agli altri per la semplice ragione che, a differenza di questi, i primi sono andati a scuola. Ora devo tornare ad abusare della sua ospitalità per correggere una strana asserzione con cui mi chiama in causa ed evidenziare un emblematico svarione contenuto nella sua lettera.
Cisnetto mi chiama in causa sostenendo che la destra liberale è alternativa alla sinistra riformista e che l’esempio tipico delle idee della prima era “La piattaforma su cui è nata Forza Italia, che non è come dice Antonio Martino solo ‘una buona idea fatta camminare sulle gambe sbagliate’, ma anche un’idea di cui la crisi finanziaria mondiale si è incaricata di far esplodere le molte contraddizioni.” Ora, anzitutto l’imputazione della tesi è falsa: non ho mai detto quanto virgoletta Cisnetto; in secondo luogo, egli sostiene senza un briciolo di evidenza una spiegazione dogmatica della crisi finanziaria che è lungi dall’essere plausibile; infine ignora del tutto lo straordinario successo di quelle idee.
Il trentennio che si è concluso nel 2010 è stato senza ombra di dubbio il più prospero, il più dinamico e il più felice nella millenaria storia dell’umanità. La durata della vita si è allungata enormemente, la sua qualità è cresciuta a ritmi che non hanno precedenti, un miliardo di esseri umani è stato salvato, grazie agli Ogm, dalla morte per fame, si sono aperti campi di attività e progresso come non era mai successo prima – prima del 1980 non esisteva il fax, il pc, internet, la posta elettronica, il telefono cellulare e così via – si sono fatti progressi nella medicina, nella farmacologia, nella scienza e nella tecnica che non si erano mai visti in così poco tempo. L’inflazione a due o tre cifre è quasi scomparsa, ovunque si è cercato di contenere la pressione fiscale, il numero di dittatori si è drasticamente ridotto, l’”impero del male” è crollato e l’umanità si è liberata di un incubo che ci aveva oppresso per quasi tutto il XX secolo.
Non è un caso che la Gran Bretagna fino al 1979 era considerata il “malato d’Europa” con inflazione e disoccupazione a due cifre, poi è arrivata la Thatcher; né è un caso che gli USA di Carter avessero anch’essi disoccupazione e inflazione a due cifre, poi è arrivato Reagan; né è un caso che le idee di Reagan e della Thatcher fossero le stesse che conteneva la piattaforma di Forza Italia del 1994. Le idee della sinistra riformista cara al buon Cisnetto – politica dei redditi, programmazione, nazionalizzazioni, concertazione, curva di Phillips, deficit spending, moneta facile – erano proprio quelle che avevano portato il Regno Unito sull’orlo del fallimento. 
Non è mia intenzione difendere il decalogo oscargianninesco, da alunno dei Salesiani ne ho già mandato a memoria uno alle elementari, e mi basta. Tuttavia, se la sua unica colpa fosse di non avere incluso la proposta di Cisnetto in merito alla riduzione del debito pubblico, sono propenso a credere che non sia poi così manchevole. Cisnetto, infatti, propone di affidare il patrimonio pubblico immobiliare e mobiliare a una “società veicolo” da quotare, costringendo “i patrimoni privati sopra una certa soglia a sottoscrivere, in modo progressivo, i titoli di quella società.” Ora a me sembra che, se i privati considerano promettente la società cisnettiana, sottoscriveranno senza bisogno di costrizione, se, invece, sono di parere contrario, non sottoscriverebbero spontaneamente. Se Cisnetto, quindi, ritiene che li si debba obbligare, sarà perché è certo che la sua “società veicolo” è solo un bidone. In conclusione, credo che la proposta sia solo una belluria agostana e, potendo scegliere, credo che preferirei un’anguria!
Antonio Martino

Articolo Di Enrico Cisnetto.


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