giovedì 28 giugno 2012

Intervento del 27 Giugno 2012


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Martino. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, sono quasi esattamente cinquant'anni che mi occupo di moneta comune per l'Europa.
Il mio primo scritto in materia apparve sulla rivista di politica economica nel giugno del 1972 con il titolo La politica monetaria e il piano Werner. Sono sempre stato critico dei tentativi d’introduzione di una moneta unica europea, non perché sia antieuropeo né perché non ritenga che a certe condizioni una moneta comune per l'Europa non sia desiderabile, ma per il modo in cui era stata introdotta. Essendomi ripetuto più volte su quest’ argomento, non insisterò, dirò soltanto che quando ero un economista accademico nessuno mi mosse critiche per le mie posizioni, quando ripetei le stesse idee da Ministro degli affari esteri l'attuale sindaco di Torino - che non è purtroppo qui fra poi per confermarlo - disse che ero euroscettico ed antieuropeo, io, che ero figlio di uno dei fondatori dell'Europa unita, di uno dei firmatari dei Trattati di Roma, del promotore della Conferenza di Messina, che avviò il processo di unificazione dell'Europa. Questa moneta europea farebbe inorridire i padri dell'Europa (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà e dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Essa è sbagliata per il modo d’introduzione, è sbagliata perché manca di una credibile costituzione monetaria, è sbagliata perché manca di una credibile costituzione fiscale. Il fiscal compact, elogiato dall'onorevole Tempestini, non è un progetto in base al quale i Paesi in surplus debbano pagare i debiti dei Paesi in deficit  per aiutarne la crescita: in quale mondo vive, onorevole Tempestini? Esiste un modo perché si possa avere sovranità nazionale e al tempo stesso una moneta unica e responsabilità nella gestione dei bilanci: sono gli Stati Uniti d'America. I cinquanta Stati usano tutti il dollaro, ma non è mai venuto in mente a nessuno che lo Stato federale dovesse intervenire per salvare Stati che avevano condotto una politica di bilancio fallimentare. Gli Stati degli Stati Uniti d'America possono fallire, non li aiuterà né il Governo federale né la Federal Reserve, prestatore di ultima istanza (lender of last resort)!
ANDREA LULLI. Torna a scuola!
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Martino.
ANTONIO MARTINO. Non significa che la Banca centrale europea debba comprare i debiti degli Stati sovrani, del che è stato fatto divieto dal Trattato di Maastricht, ma significa solo che deve evitare una serie di fallimenti bancari; deve essere prestatore di ultima istanza nei confronti delle banche (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà e dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Martino.
ANTONIO MARTINO. Onorevole Tempestini, ma di cosa state parlando! L'Italia e l'Europa si stanno avviando verso...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Martino (Commenti del deputato Antonio Martino).
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

martedì 26 giugno 2012

Risposta al post di Phastidio



1)Solo una persona incolta e in malafede può sostenere che l'Italia può essere governata solo ... come colonia di un altro paese che le impone "vincoli esterni".
2)Solo un cialtrone ignorante può equiparare il ritorno alla lira a una politica di svalutazioni competitive. Gli studenti di economia, dopo il primo corso, sanno che le svalutazioni competitive sono uno strumento nell'armamentario di protezionisti e mercantilisti, fieramente avversati dai liberoscambisti.
3)Il responsabile della Banca centrale di uno Stato democratico non viene scelto con voto popolare ma risponde delle sue azioni a un governo democratico. Dove, in nome di Iddio, è il governo europeo democraticamente eletto? Il fallocefalo retromingente non lo dice.
4)Solo una persona in malafede e del tutto incolta può ignorare le prese di posizione dei liberali contro la monetizzazione del debito, da Luigi Einaudi al sottoscritto che al tema ha dedicato la sua produzione accademica nel corso dei decenni.
5)Solo un marziano scemo può credere che la spesa pubblica possa in breve tempo scendere a livelli che rendano auspicabile il pareggio del bilancio. Gli entitlements, quelle spese che a legislazione invariata non possono essere ridotte, sono la gran parte del totale della spesa pubblica. Per ridurre quest'ultima, quindi, l'Italia ha bisogno di RIFORME (che richiedono tempo) non di MANOVRE, come credeva Tremonti e crede Monti. Quattro monti più un coglione fanno sei coglioni!
Non mi scuso per le volgarità contenute in questa mia risposta. L'autore delle scemenze surriportate non merita nemmeno calci in tafanario!

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sabato 23 giugno 2012

Euro, Lira e varie corbellerie

Un mio stimabilissimo amico, Angelo Panebianco, che considero uno dei migliori editorialisti italiani (se non il migliore), di tanto in tanto si addentra nel campo minato che sta ai confini della materia di sua competenza. Non dico che parli senza conoscenza di causa, non sarebbe da lui, ma che farebbe meglio a non usare l’accetta, a essere meno drastico nei suoi giudizi quando non parla di scienza politica ma di economia. Non è la prima volta e sono certo che non sarà l’ultima; l’eredità crociana consiste anche in questo, nel far credere alla gente che quella economica non sia una scienza ma un optional, una materia da serve (come sosteneva il mio amatissimo professore di filosofia al liceo). Credo che in molti casi le serve siano più utili degli economisti, ma penso che non siano esse a dilettarsi della “scienza lugubre” (Carlyle). Dice Panebianco: “Persone stimabilissime (vedi sopra), da Paolo Savona ad Antonio Martino, lo pensano e lo dicono (meglio tornare alla lira).” “E’ però lecito ipotizzare che se l’euro crollasse, anche a voler prescindere dalle conseguenze economiche di un simile evento (per l’economia mondiale e quindi anche per noi), i contraccolpi politici sarebbero assai violenti per il nostro Paese.” Ora, vorrei far notare al mio amico Angelo che un eventuale ritorno dell’Italia alla lira non equivarrebbe necessariamente al crollo dell’euro. Potrebbe, forse, indurre, anche altri Paesi a fare altrettanto, ma non è detto. Il titolo che la redazione del Corriere ha affibbiato all’editoriale di Panebianco è perlomeno singolare “Moneta unica e democratica”: non spetta certo a Panebianco, ma certamente al direttore del giornale più venduto d’Italia spiegare cosa, di grazia, abbia di democratico l’euro, una costruzione controllata da persone che nessuno ha eletto. Draghi non è a capo della Bce per volontà del popolo sovrano, ma per accordi fra alcuni politici di paesi che ritengono di avere diritto di contare più degli altri. Il capo della Bce non risponde che a Dio del suo operato, è, per usare un termine inglese di difficile traduzione, totalmente unaccountable, al di sopra di qualsiasi controllo o valutazione sulle sue scelte. Gli Stati che usano l’euro hanno delegato la loro sovranità in politica monetaria non a un’entità sovranazionale democraticamente eletta ma a un “tecnico” selezionato con criteri poco trasparenti e certamente non democratici. La tesi di Panebianco, correttamente riassunta in un sottotitolo è che “Senza il vincolo esterno dell’euro” la democrazia italiana e la stessa unità del Paese sono “su un piano inclinato”. Che la democrazia italiana non goda di buona salute è vero, così come è vero che la questione meridionale è del tutto irrisolta, ma in nome di Iddio cosa c’entra l’euro con la soluzione, peraltro mancata, di questi problemi? Luigi Spaventa, da parlamentare dell’estrema sinistra, in un memorabile discorso contro la moneta unica aveva paventato che essa avrebbe danneggiato soprattutto l’Italia e in particolare il meridione. Non so se egli sia ancora di quest’idea, ma è indubbio che i fatti gli stanno dando ragione. Panebianco parla come se, salvato l’euro, sarebbe salva l’Europa, l’Italia e l’economia mondiale. Qui mi spiace di non potere essere inglese, nel qual caso direi: “Ho il timore di non potere condividere la sua opinione”; essendo orgogliosamente italiano, sono costretto a dire “Angelo hai torto marcio”! L’euro è una costruzione sbagliata che rischia di fare precipitare l’Europa e il mondo in una crisi tale da fare apparire la Grande Depressione come un’inezia, una quisquilia, una pinzillacchera. Il forsennato diktat tedesco di pareggiare il bilancio a questi livelli di spesa pubblica sta spingendo tutti i paesi dell’eurozona ad accrescere le imposte nel tentativo (vano) di raggiungere le spese. Crede davvero Panebianco che portare la pressione tributaria al 52% del pil farebbe bene all’economia italiana? Crede che renderebbe più democratico e unito il nostro Paese? Angelo, fammi il piacere di occuparti d’altro, ti leggerò sempre con piacere e ti telefonerò la mia ammirazione subito dopo la lettura! Martin Feldstein, stimato economista, malgrado il fatto che insegna a Harvard, tana del sinistrume chic più disgustoso d’America, ha recentemente sostenuto (guarda caso, proprio sul Corriere, 17 giugno): “L’unione di bilancio (il fiscal compact, cioè) mi sembra wishful thinking . Il trasferimento su basi permanenti delle politiche di bilancio di tutti i Paesi – cioè tasse, spese e indebitamento – a un’entità centrale europea sarebbe una rivoluzione di enorme portata: stiamo parlando del cuore della sovranità politica”. Credono davvero Panebianco, Monti e tutti gli altri sostenitori della inesorabilità di tenere in piedi l’euro che sia sensato delegare la sovranità politica nazionale non agli Stati Uniti d’Europa ma a un opaco e antidemocratico accordo inter-statale sia il meglio per l’Italia, l’Europa e il mondo?

mercoledì 20 giugno 2012

Conversioni


Sembra che Emma Bonino, vicepresidente del Senato, abbia dichiarato che intende votare a favore dell'arresto del senatore Lusi,ex-tesoriere della Margherita. L'arresto non ha fondamento legale: il pericolo di fuga non appare plausibile, l'inquinamento delle prove e la reiterazione del reato sono impossibili. Lusi collabora con i magistrati. Come mai Emma, garantista di ferro, sposa una tesi forcaiola? 
Antonio Martino, mercoledì 20 giugno 2012

domenica 17 giugno 2012

Intervento al Tea Party di Venezia


  • Le amministrazioni pubbliche spendono circa 1.520.000 euro ogni minuto; incassano oltre 1.4000.000 euro; contraggono nuovi debiti per poco meno di 120.000 euro. Come sosteneva Oscar Wilde: “Il tempo è spreco di denaro”! 
  • Ora ci vengono chiesti sacrifici per poter continuare a sostenere questo andazzo. Per piacere non parliamo di Stato: noi siamo lo Stato! Dovremmo sacrificare i nostri sudati guadagni e i nostri risparmi per continuare a mantenere una scuola pubblica che sforna semianalfabeti, un’università pubblica da cui esce un gregge di fanatici ignoranti destinati a restare disoccupati perché inoccupabili, convinti di avere diritto a un buon posto garantito a vita per via del pezzo di carta appeso al muro e totalmente restii ad accettare un lavoro che non sia alla loro altezza. Dovremmo fare sacrifici per mantenere un sistema di enti locali pletorico, costosissimo, inutile quando non dannoso: municipi, comuni, comunità montane, parchi nazionali, province e regioni: un autentico esercito di occupazione forte di molte divisioni di nullafacenti garantiti ed esonerati da qualsiasi lavoro utile, dediti solo a produrre sprechi e complicazioni alla vita di chi lavora. Dovremmo sudare e pagare a piè di lista un servizio sanitario nazionale corrotto, inefficiente e costosissimo, che impone costi anche a chi non ha per fornire cure e medicine “gratis” anche ai milionari!
  •   Sapete quanto costa il nostro illuminato sistema sanitario? Se ai circa 110 miliardi di spese ufficiali, aggiungete i circa cinquanta di spese che i privati sostengono per procurarsi quanto il pubblico non fornisce, arrivate a 170 miliardi. Ma la storia non finisce qui: l’ottanta per cento del bilancio delle regioni è costituito da spesa sanitaria, occorre quindi aggiungere a quella cifra l’80% del costo di burocrazie, parlamenti, governi regionali, e consulenti, esperti e quant’altri. Si arriva così a ben oltre 200 miliardi, circa 3.400 euro per ogni italiano, uomo o donna, vecchio o bambino, ricco o povero. Ben 13.600 euro all’anno per la famiglia media di quattro persone. Con una frazione irrisoria di quella cifra si potrebbe fornire al 50% più povero della popolazione un buono per un’assicurazione sanitaria dotata delle caratteristiche previste dalla legge, da utilizzare presso la compagnia assicurativa di loro scelta. Il restante 50% dovrebbe essere libero di decidere se assicurarsi o sopportare quando necessario le spese per le proprie cure.
  • Avremmo un sistema competitivo che farebbe a meno di politici e burocrati inutili o corrotti, di medici e paramedici incapaci, in grado di assicurare a tutti un’assistenza medica di qualità. Scomparirebbe la differenza fra medicina pubblica e privata, resterebbe solo quella fra medicina efficiente e inefficiente. Saremmo costretti a fare a meno degli episodi di malasanità e di corruzione e le compagnie assicuratrici avrebbero interesse a vigilare perché non accadano frodi.
  • Senza le riforme degli “entitlements”, cioè delle spese che a legislazione invariata non sono controllabili, non riporteremo mai il Leviatano a dimensioni compatibili con una società aperta: 
  • Tanto altro si potrebbe fare, ma può essere riassunto in una sola frase: dobbiamo riprivatizzare l’Italia, riappropriarci del frutto del nostro lavoro, riprendere in mano il nostro destino e il modo è uno solo: affamare la bestia! Se partisse una rivolta fiscale lorsignori dovrebbero imparare – non è mai troppo tardi – che da millenni l’umanità si guadagna da vivere nel modo più banale: lavorando!
  • Non ho paura della povertà verso cui stiamo marciando risolutamente, ho paura della schiavitù: non voglio vivere in un mondo in cui tutte le decisioni relative alla mia vita siano prese da altri, le comunicazioni intercettate, l’estratto conto mandato senza il mio permesso ai mastini dell’agenzia delle entrate. Non voglio vivere in un paese che mi lascia solo una libertà apparente: scegliere ogni quattro o cinque anni i titolari dei miei diritti!
  • Per lo Stato l’evasione è un reato e va punita; sono d’accordo. Tuttavia, a costo di essere accusato di apologia di reato, non posso non osservare che al punto in cui siamo l’evasore sottrae risorse scarse al pubblico spreco per destinarle a scopi produttivi, e va visto come un patriota!

giovedì 14 giugno 2012

Tea Party di Venezia

Carissimi amici,
volevo comunicarvi che Sabato 16 Giugno prenderò parte al Tea Party di Venezia! Non mancate!

Antonio