mercoledì 18 gennaio 2012

Siamo alla fine?

Euro, un esperimento fallito


Robert Barro, professore di economia a Harvard e uno degli economisti americani più stimati, si è occupato dell’euro e del suo futuro in un editoriale del Wall Street Journal (“An Exit Strategy From the Euro”, 10 gennaio). La sua conclusione è molto simile a quella da me espressa su queste colonne: “L’euro è stato un esperimento nobile, ma è fallito. Invece di sciupare risorse per tentare di salvarlo, per esempio con la creazione di fondi di soccorso, sarebbe preferibile che l’Unione Europea e gli Stati studiassero il sistema migliore per tornare alle monete nazionali.”

Barro parte da una considerazione: sette paesi membri da poco dell’UE (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania) hanno annunziato che intendono rivedere gli impegni presi per adottare la moneta comune. Due membri dell’UE che non hanno scelto l’euro (UK e Danimarca), che hanno la possibilità di restare fuori dall’euro, hanno assistito a un notevole cambiamento delle loro pubbliche opinioni in senso contrario alla moneta europea. Quanto alla Svezia, un recente sondaggio ha svelato che l’ottanta per cento degli svedesi sono contrari all’euro, solo l’undici per cento si è detto favorevole.

Stando così le cose, sostiene Barro, anch’io ho cambiato idea. Negli anni ’90 ero convinto che il Regno Unito dovesse adottare la moneta europea perché ciò avrebbe favorito i movimenti di beni, servizi e capitali con l’Europa continentale. Oggi Barro è convinto che la moneta comune da sola non possa reggere e che i tempi non siano maturi per trasformare i paesi membri dell’UE in un unico Stato. “Una moneta comune richiede una banca centrale con poteri di prestatrice di ultime istanza con importanti implicazioni di natura fiscale.” Le condizioni per realizzare un’unica politica fiscale affidata a un governo unico non sono oggi presenti, molto meglio quindi rinunziare all’euro e tornare alle monete nazionali.

Fin qui Barro non dice nulla che non sia stato già sostenuto. Conservo una lettera di Milton Friedman nella quale, dopo avere espresso la sua sorpresa per la rapidità della convergenza delle politiche fiscali dei paesi dell’eurozona, mi raccomanda di suggerire alla Banca d’Italia di mantenere intatta la sua capacità di stampare le lire! Quello che distingue l’analisi di Barro da quelle più diffuse è che egli suggerisce anche come passare dall’euro alle monete nazionali.

La Germania, essendo il paese più grande, dovrebbe guidare il processo creando una moneta parallela, il “nuovo marco”, e fissandone il valore a un euro. I possessori di titoli di Stato tedeschi in euro avrebbero la garanzia di poterli convertire al nuovo marco fino a una certa data. I contratti privati potrebbero essere completati in euro o in nuovi marchi entro lo stesso periodo. Per un certo periodo nuovo marco ed euro circolerebbero in parallelo, poi l’euro scomparirebbe per lasciare il posto al solo marco.

Analogamente, gli altri paesi dovrebbero fare altrettanto: non a caso l’Italia è il primo dei paesi considerati dall’economista americano. Egli è convinto che l’affidabilità di titoli italiani denominati in lire anziché in euro sarebbe maggiore, perché l’Italia troverebbe più semplice fare fronte alle sue obbligazioni se in moneta nazionale invece che in euro. Barro non ha in mente la monetizzazione del debito (cioè l’inflazione) ma la maggiore fiducia che i risparmiatori avrebbero nei titoli di nuova denominazione e il migliore funzionamento del sistema complessivo.

I paesi oggi inclusi nell’eurozona disporrebbero della sovranità monetaria e potrebbero correggere eventuali squilibri nei conti con l’estero con variazioni del tasso di cambio. Queste ultime non godono oggi di buona stampa perché evocano le giustamente deprecate svalutazioni competitive. Ma le due cose sono molto diverse: le svalutazioni imposte dalle autorità monetarie per accrescere il vantaggio delle nostre esportazioni rispetto a quelle di altri paesi sono un fatto molto negativo perché inducono gli altri paesi a fare lo stesso in un processo destinato a durare con danno per tutti. Le variazioni del cambio che il mercato determina per correggere squilibri di bilancia dei pagamenti sono ben altra cosa: è molto più facile che il cane scodinzoli anziché sia la cosa a fare muovere il cane. Voglio dire che la variazione del cambio è molto meno penosa della variazione di tutti i prezzi e redditi interni.

Prendere una decisione del genere non significherebbe per nulla un arretramento del processo europeo: una volta curati gli enormi problemi creati dalla moneta unica, potremmo – finalmente! – concentrarci sugli autentici obiettivi europei: politica estera e di difesa, spianando così la strada per andare verso gli Stati Uniti d’Europa.



Antonio Martino, da Il Tempo, 18 gennaio 2012

33 commenti:

  1. Concordo, tuttavia con questa classe dirigente europea non vedo possibilità che ciò avvenga per decisione politica ma solo dopo un evento traumatico come il fallimento di vari Stati. Monti ha detto oggi: “Rinunciare all’euro è come abbandonare i poveri”. Non si può pretendere che gli artefici dell'euro prendano atto del fallimento della loro creazione e che cambino idea, non sono abbastanza coraggiosi.

    (Nell'articolo c'è un errore di scrittura: "cosa" al posto di "coda")

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  2. Concordo su tutto tranne su un punto: che l'euro sia stato un esperimento nobile.
    Una moneta sganciata da un'unità politica era destinata, come è stato, a essere soltanto un esperimento inutile e dannoso.

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    1. Questo articolo, assolutamente da condividere anche se pubblicato "a babbo morto", mi sembra straordinariamente fecondo di interrogativi:

      - posto il fallimento della privatizzazione della sovranità monetaria, almeno in assenza di concorrenza di valute (Hayek), perché viene auspicato il ritorno alla sovranità monetaria degli stati europei e non quella degli stati uniti (anche la fed è proprietà delle banche dei singoli stati che a loro volta sono di proprietà privata) e della banca d'inghilterra?.

      - posto che la BCE non rinuncerà mai autonomamente alla propria sovranità monetaria, e posto che non è soggetta a nessuna autorità, né europea né dei singoli stati, sorge un problema giuridico sulla solvibilità dei titoli in euro con valute diverse. E con tassi di cambio imposti a capocchia per decreto dai singoli stati.

      - il ritorno della sovranità monetaria agli stati significa il ritorno di un problema di politica monetaria. E quindi ancora un problema giuridico, di regole, insomma di un diritto ancora da immaginarsi, al fine di evitare gli errori del passato. Ancoraggio a qualche valuta? All'oro? Ad un "paniere di beni"? Quali vincoli bisognerebbe porre all'emissione di moneta, od al ricorso al debito?

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  3. Confesso di essere sempre più confuso e costretto a simpatizzare sempre di più con le conclusioni della Scuola Austriaca.

    Se tutti i paesi europei pensano che l’euro porti più problemi che vantaggi è chiaro che la moneta comune perde ogni ragione di esistere (a prescindere che questo possa essere vero o meno).

    Ma quali sono i problemi dell’euro?

    Se la ragione della nascita dell’euro era (veramente) la facilitazione degli scambi commerciali nell’area comune, direi che si è trattato di un successo. Per le esportazioni extra-UE si perora spesso la causa secondo la quale a trarne vantaggio sarebbe stata la Germania per un più favorevole rapporto di cambio, mentre altri paesi come l’Italia ne sarebbero usciti penalizzati. Per quanto limitata sia la mia conoscenza delle aziende del Nord-est direi che ciò non corrisponde al vero. Dati recenti dell’ISTAT pure smentirebbero questa tesi (http://www.assocamerestero.it/sito/fixed/pagine/newsDettaglio.asp?ID_Oggetto=47&ID=225&Oggetto=document), sottolineando che nell’ultimo periodo, pur di crisi, il made in Italy si sia comportato meglio addirittura, cifre alla mano, del made in Germany. Non ho mai sentito Confindustria inveire contro l’euro per aver sfavorito le esportazioni! Sappiamo, semmai, quali sono le loro lamentele vere!

    Devo allora supporre che l’euro si definisca “in crisi” perché non riesce più a “proteggere” i tassi di interesse sui debiti pubblici dei paesi membri, ovvero a garantirne il cosiddetto “rifinanziamento”!

    Strano, quella che fino a un po’ di tempo fa era chiamata “Euro Debt Crisis” ora viene chiamata semplicemente “Euro Crisis”! Pura semplificazione linguistica o voluto gioco di parole?

    Dice Barro: “Una moneta comune richiede una banca centrale con poteri di prestatrice di ultime istanza con importanti implicazioni di natura fiscale.”
    Ma, che diamine, dico io: La BCE è già prestatrice di ultima istanza del sistema bancario europeo (si veda l’ultimo megaprestito atto a ricapitalizzare le banche e il prossimo già in programma)!
    Quello che semmai la BCE non può fare è la prestatrice di ultima istanza degli stati (comprando direttamente i loro bond) garantendone così la solvibilità. E’ a questo che si riferisce forse Barro, ovviamente guardandosi bene dal dirlo esplicitamente?

    Da oltreoceano, non ci ripetono forse fino alla nausea che Draghi dovrebbe essere messo in grado di fare come Bernanke e tirare fuori il “Bazooka”?

    Obama si lagna che la crisi europea sta mettendo in pericolo la ripresa americana. La banca mondiale lancia l’allarme. Il FMI rivede pesantemente al ribasso le stime di crescita mondiale.

    Tutto a CAUSA della crisi dell’euro! Stiamo rischiando il collasso economico-finanziario mondiale per COLPA dell’euro???
    Scommettiamo che se la Germania dicesse sì ad una revisione lampo dei trattati e la BCE iniziasse ad intervenire con il tanto auspicato “bazooka” (invece di usare solo la “mitragliatrice” come adesso) tutti esulterebbero di gioia per la crisi risolta e le borse si impennerebbero all’istante?

    Ma siamo davvero sicuri che la crisi dell’euro non sia in realtà solo un sintomo di una malattia internazionale ben più grave?
    Io propendo per questa seconda ipotesi: il motivo che il sintomo si sia manifestato prima di tutto in Europa è proprio legato al fatto che la BCE non è potuta intervenire a soccorso del debito sovrano come hanno fatto altre banche centrali.

    Credo che uscire dall’euro non ci farebbe male.
    Sarebbe la soluzione dei problemi? Ho i miei dubbi.

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    2. Ma no, Adriano, la novità espressa nell'intervento di Martino sull'articolo di Barro mi sembra un'altra: la proposta di ritorno della sovranità monetaria (cioè il potere di stampare moneta) agli stati, anziché ad una banca di proprietà privata - non collegata a nessuna politica economica se non a quella di evitare che i tassi di interesse detenuti dalle banche che ne sono proprietarie vengano devalorizzati dall'inflazione (che tanto adesso gli arriva lo stesso per crollo dell'offerta globale, anziché aumento della domanda).
      Il problema è, ovviamente, che tale ritorno vedrebbe due strade, ambedude impossibili:
      - quella che vede il mantenimento dell'euro prevederebbe la creazione di un ministero del'economia europero ora inesistente, che sostituirebbe quelli dei singoli stati, eletto in modo ancora non immaginabile, nonché la creazione di un debito pubblico europeo pari alla somma di quello dei singoli stati;
      - quella del ritorno delle singole valute, eseguito tramite un atto di violenza giuridica contro la BCE inconsenziente, imponendogli una solvibilità dei titoli in Euro in un'altra valuta che neanche riconoscerebbe (ovvio: proprio perché in una valuta di cui non ha più la sovranità).

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    3. Il ragionamento di Martino mi pare chiaro e coerente con quanto da lui sempre espresso: l'imposizione di una moneta unica fatta nel modo in cui è stata fatta ha prodotto PER L'ECONOMIA più svantaggi per svantaggi!

      Su questo sono in parte d'accordo: l'eliminazione, per decreto, del tasso di cambio ha ridotto la flessibilità di aggiustamento tra economie a diverse "velocità", con la conseguenza che gli squilibri della bilancia dei pagamenti vengono "aggiustati" dal mercato attraverso la variazione complessiva dei prezzi nelle varie aree.

      Io volevo sottolineare un'altra cosa. La musica è: "dobbiamo fare sacrifici per salvare l'euro".
      Lo stesso Barro dice: "Invece di sciupare risorse per tentare di salvarlo, per esempio con la creazione di fondi di soccorso..."

      Perdonami se mi ripeto ma mi permetto di dire che è tutta una campagna di disinformazione! Tutto fumo!
      Non è l'euro ad essere in pericolo ma gli stati pieni di debiti che rischiano il fallimento e le banche che hanno prestato i soldi! Tutti i fondi di soccorso sono nati per aiutare gli stati. Se per assurdo, ma non troppo, la Grecia, l'Irlanda, la Spagna e mettiamoci pure l'Italia andassero in default questo farebbe automaticamente sparire l'euro???

      Non mi è ben chiaro a cosa tu faccia riferimento con la frase: "se non a quella di evitare che i tassi di interesse detenuti dalle banche che ne sono proprietarie vengano devalorizzati dall'inflazione"
      Forse intendevi dire gli "asset detenuti dalle banche" e non "i tassi di interesse".

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    4. Sì, volevo dire "i tassi di interesse DEI TITOLI detenuti etc.", ma vedo che mi hai capito.

      Comunque, ti rendo noto che non posso più lasciare commenti nel blog, bensì solo rispondere ai singoli commenti individuali.

      Ciò è avvenuto dopo che ho pubblicato il mio "ultimo commento sull'inflazione" (in cui dicevo che non è prevedibile e citavo Ricossa), nell'intervento precedente.

      Non mi sembrava di aver detto nulla di indecente o di offensivo.

      Peccato, anche Martino . . . mah . . .

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    5. Gentile dott. Cacciari,
      in qualità di amministratore del blog le assicuro che nessuno l'ha segnalata nel mio staff. Potrebbe trattarsi di lettori del blog.

      Cordiali saluti

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    6. La ringrazio della precisazione. Ne sarei stato veramente deluso. I soliti misteri dell'informatica . . . ricambio i cordiali saluti

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    7. @Guido,

      anche se non condivido alcune tue idee, soprattutto sull'inflazione, trovo tuttavia sacrosanto che tu possa comunque esprimerle.

      Pertanto, nell'attesa della tua "riabilitazione" che speriamo arrivi presto, sentiti libero di scrivere i tuoi commenti inserendoli come risposte a me indirizzate: sarà poi mia cura farne il copia/incolla come nuovo commento

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      @Admin

      Scusi il disturbo ma sinceramente non ho capito un tubo delle motivazioni da Lei addotte per la censura del Cacciari("potrebbe trattarsi di lettori del blog"???)

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    8. Grazie Adriano. Comunque, ora ho ri-installato il browser (Mozilla) con una versione più aggiornata, ed il problema non si presenta più. Posso di nuovo inserire commenti. Probabilmente era un errore nella gestione delle finestre pop-up. I lettori del blog non c'entrano (effettivamente era una spiegazione un pò strana).

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    9. Forse l'amministratore per "lettori" intendeva dunque qualche componente software...
      Le mie più sincere scuse all'amministratore quindi!

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    11. Gentili lettori,
      intendevo dire che qualunque utente può segnalare un commento poco appropriato. queste segnalazioni vengono inviate direttamente a Blogger che prende provvedimenti sull'utente in questione. Nello scusarmi per l'inconveniente accorso vi auguro un buon proseguimento nella discussione.

      Cordiali Saluti!

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  4. Che L' Euro abbia fallito ormai è risaputo, se si intende passare alle vecchie monete lo si deve fare, a mio parere, ritornando al vecchio cambio 1936,27£, senza monete di passaggio che complicherebbero ulteriormente la situazione. Ma aggiungo oltremodo che l' Europa tutta, è stata un fallimento. Troppi vincoli, ci hanno rovinato l' economia.

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  5. Troppo semplice prendersela con la moneta unica, assolvendo una classe politica incapace, parassita ed autoreferenziale, che in Italia ha agevolato l'evasione fiscale, la corruzione e l'incremento esponenziale del debito pubblico. Senza l'euro, l'Italia sarebbe fallita miseramente, basta ricordarsi come eravamo messi nel triennio 1992-1995...

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  6. La politica dirigista ed anche totalmente incopetente delle istituzione europee, tra l'altro non elette da nessuno, ma nominatesi in modo totalmente autoreferenziale, sta distruggendo la nostra economia.
    Volevo segnalare questa proposta indecente del PDL, pubblicata comunque dal quotidiano MilanoFinanza (link: http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=76659812).
    Il partito quindi appoggia completamente la politica tassa e spendi (ossia spreca) del Governo dei Colonnelli-Professori. Sono veramente incredulo e spero che Lei possa riuscire a fermare questa deriva statalista e comunistoide presa dal partito, che ormai mi sembra completamente allo sbando.

    Saluti
    Freedom

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  7. ...ANTONIO MARTINO FUTURO PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONI DI STATI EUROPEI: ESERCITO, POLIZIA, POLITICA ESTERA E FISCALE, GIUSTIZIA IN COMUNE!!! TASSAZIONE AL 20%!!!

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  8. Evviva evviva! Gioite tutti!

    Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha annunciato che terrà i tassi di interesse a livelli eccezionalmente bassi (cioè zero) per un tempo eccezionalmente lungo (cioè per sempre).
    Così Draghi potrà fare altrettanto!

    Abbiamo risolto tutti i problemi! Soldi gratis per tutti!
    Finalmente potremo essere tutti ricchi!
    ... e le borse si impennano!!! (per quanto?...)

    Strano però... in concomitanza si è impennato anche il prezzo dell'oro!!!
    Qualcuno mi sa spiegare il perchè di questa "stranezza"??? (Nota: la mia è solo una domanda retorica)

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  9. Buongiorno prof. Martino,
    uso questo spazio non tanto per commentare l’articolo in sé quanto per chiederle un intervento, o meglio ancora un suo punto di vista (visto che ci sono, provoco: a quando un suo profilo su twitter..ci piacerebbe avere un suo commento magari meno argomentato ma più costante sulle cose che accadono).
    Torniamo alla richiesta del punto di vista.
    Ieri mi è capitato di vedere una puntata del sempre bello DIXIT di G. Minoli (RAI Storia ore 21.30). Si parlava dell’evoluzione del pensiero economica con le sue dirette implicazioni sulla storia (da von Hayek a Keynes per finire con Friedman (alla cui implementazione Thacheriana e Reaganiana veniva imputata la crisi dei subprime). A differenza di Minoli che ha invitato il suo ex collega Tremonti (uno dei grandi demeriti che imputo al passato governo Berlusconi non è tanto aver messo l’abile tributaria Tremonti alle finanze, ma quanto non aver messo lei non alla difesa (ministero più statale non ve n’è) come fece nel precedente, ma alle attività produttive così da creare un contraltare liberista).
    Ma torniamo alla domanda: lei che più di ogni altro, in Italia per lo meno, è stato vicino a Friedman, quanto collega le idee liberiste (ed anche spesso le sue implementazioni, sciatte e nn rigorose fatte dalla politica americana e uk) con la crisi attuale nata dai subprime?
    Grazie e spero di sentirla presto twittare di liberalismo!
    Francesco

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  10. Caro Francesco,
    la storia del pensiero economico e l'influenza che questo ha avuto sull'andamento delle economie nazionali sono suscettibili di interpretazioni soggettive anche diverse. Tuttavia: a) ormai è quasi unanimemente accettato che la crisi del '29 non fu dovuta, come continua a sostenere qualche keynesiano poco aggiornato, all'impotenza della politica monetaria né che essa sia stata curata dal New Deal di FDR. La maggioranza degli storici dell'economia accettano invece la tesi di Friedman: la politica monetaria fortemente restrittiva causò la recessione che divenne tragica per il protezionismo introdotto con lo Smith-Hawley Tariff Act del 1930. Gli errori della politica economica non il "fallimento del mercato" sono stati la causa di quella tragedia. Analogamente, cosa c'entra il pensiero di Friedman con la crisi dei subprime? Fu una decisione politica di Bill Clinton e dell'allora senatore Obama di facilitare l'accesso alla proprietà della casa anche a chi non offriva garanzie, prendendo a prestito dai due colossi parastatali Freddie Mac e Fannie Mae. Fintantoché il prezzo delle case aumentava e il tasso d'interesse restava basso, tutti erano contenti ma, non appena il tasso prese a crescere e il prezzo delle case a diminuire, i prestiti subprime cominciarono a non essere onorati e il castello di carte crollò con le conseguenze che conosciamo. Non il libero mercato ma gli errori della politica portano la responsabilità di quella crisi. Sono convinto che "le crisi economiche sono sempre e ovunque conseguenza di politiche sbagliate"!

    Cordialmente,

    am

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    1. Carissimo Professore, questo suo chiarimento sui prestiti in USA ai subprime ne apre un altro: perché in USA è (era anche prima di Clinton, e lo è ancora oggi dopo la crisi) così facile accedere al prestito bancario, rispetto all'Italia ? Non mi sembra un fatto di tassi di interesse, e neanche di supporti pubblici alle banche in difficoltà. E non si tratta solo di maggior fiducia all'imprenditorialità, in quanto anche i privati ne usufruiscono (ex: carte di "vero" credito, non come le italiane). Al contrario, la possibilità di "fallimento personale" americana mi sembra una riduzione di garanzia per le banche. Avendo vissuto in USA per un paio d'anni, la differenza mi ha sempre impressionato ed incuriosito.

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  12. Scusate, evado dall'argomento euro perché mi sembra estremamente chiaro che se tutti i Paesi eurozona abbandonassero l'euro ammettendo di aver commesso un errore, sarebbe un sogno. E' evidente che se fossero solo uno o due Paesi ad uscire, sarebbe il fallimento... E' chiaro, molti lo hanno capito, ma l'unico a proporre idee nuove mi sembra Lei, caro Porfessore e purtroppo, in tv vediamo sempre i soliti talk-show con le solite chiacchere...
    Professore, in questo momento così tragico rimprovero a Berlusconi questo: prima di andarsene avrebbe dovuto porre rimedio al passato, proponendola per il Ministero dell'Economia. Almeno Lei avrebbe potuto spiegare nel tempo di una lezione universitaria, come a noi studenti nel 1994, in modo semplice e chiaro che la flat-tax è l'unica possibile soluzione perché: pagare "relativamente poco" ma pagare tutti ci porterebbe fuori dalla crisi senza le tanto odiose manovre; mettere sull'altro piatto della bilancia pesantissime sanzioni per chi non paga la "tassa unica", renderebbe l'evesione un fenomeno circoscritto ad un numero esiguo di "irriducibili delinquenti"; le persone sarebbero contente di contribuire in maniera "congrua" al benessere comune e smetterebbero di cercare espedienti per evadere... Professore, almeno non potrebbe in parlamento presentare una mozione in tal senso? Se l'avevamo capito noi, studenti universitari al primo anno, non potrebbero capirlo anche gli illustri Onorevoli? Anziché fare manovre, più o meno incisive, non potreste proporre una riforma delle tasse semplice e risolutiva? So che è difficile, ma io, almeno, il mio voto l'avevo dato per le Sue idee economiche. E sono molto delusa del fatto che Lei non sia stato preso in considerazione come Professore "salvaItalia". Un caro saluto a Lei e ai lettori del blog.

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  13. Cara Elena,
    GRAZIE! Lei dunque era presente qundo, per via dell'incompatibilità col mandato parlamentare, feci la mia ultima lezione, annunciando l'addio alla professione più bella del mondo.
    Sono amareggiato e deluso: ho avuto soddisfazioni personali, ma il mio sogno e la mia speranza sono stati traditi e non vedo vie d'uscita. Se vuole, la faccio assistere ai lavori della Camera: capirà perché non vale nemmeno la pena di tentare.
    Con viva cordialità e molti auguri,

    am

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  14. Sì ero presente, anche all'interminabile applauso che seguì... Comprendo la delusione, la sua, la mia e quella di tutti gli Italiani. Però Berlusconi ha avuto tantissimi voti, aveva stravinto, aveva la possibilità di fare questa riforma fiscale; quantomeno, grande comunicatore, poteva se non altro farLa parlare al suo posto per le questioni economiche e... Sì, magari sarò idealista però... Se vi rimetteste al lavoro (anche se Lei non ha mai smesso) se quest'idea della riforma fiscale cominciasse a circolare negli ambienti giusti... Altro che alleanze improbabili, il PdL vincerebbe e - al di là della vittoria - la situazione economica migliorerebbe a vista. Ci provi Professore, per tutte le persone che hanno bisogno di essere rappresentate da persone che come Lei parlano in modo chiaro e diretto all'obiettivo e riescono a farsi comprendere da tutti. Mi ricordo che in quell'aula universitaria c'erano ragazzi tutt'altro che delle Sue idee eppure, alla fine, compresero e applaudirono con me. In Italia, nel mondo, gli uomini come Lei, come Suo padre, non ci sono quasi più oppure ci sono, ma non hanno la possibilità di parlare alla Camera e fare qualcosa di concreto. Grazie sempre, Elena

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  15. Carissima Elena,
    la prego di telefonare alla mia segreteria (06-6760-2591) lunedì in tarda mattinata e lasciare il suo recapito: le manderò la biografia di mio padre, che è appena uscita, e qualche mia pubblicazione: Non ha importanza che le legga, serviranno solo a ricordarle il suo prof. e un bel periodo della nostra vita.

    am

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  16. Leggetevi questo articolo di Oscar Giannino sulla necessità della disobbedienza fiscale per rendervi conto a quale punto siamo arrivati e quali sono i soprusi che il fisco continua a perpetrare ai danni dei contribuenti italiani.

    http://www.chicago-blog.it/2012/01/12/disobbedienza-fiscale-i-presupposti-dimenticati-e-ora-di-riscoprirli/

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  17. Professor Martino, dal suo precedente commento si capisce quanto sia deluso dall'esperienza politica di questi anni.
    A questo punto vorrei sapere se prova le stesse sensazioni sul futuro del PDL. C'è un futuro liberale per questo partito ? In caso di elezioni primarie le piacerebbe candidarsi per cercare di salvare lo spirito liberale del '94, per dare una speranza ai vecchi affezionati sostenitori, oppure come ha scritto prima sul Parlamento, ormai "non vale nemmeno la pena di tentare" ?

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  18. Caro Giulio,
    sono temi su cui sto riflettendo. Appena avrò raggiunto una decisione la comunicherò su questo blog.
    Grazie per l'interessamento e molti auguri,

    am

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  19. In my opinion Monti's policies will eventually make the debt crisis worse in Italy

    Recession in Italy http://fbconservative.blogspot.com/2012/01/recession-in-italy.html?spref=tw

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  20. Grazie Professore,
    ho appena chiamato la Segreteria e ho lasciato cellulare e indirizzo. Sarà un grande piacere per me leggere quanto mi invierà. Con affetto,
    Elena

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