mercoledì 19 ottobre 2011

Pericolo scampato, però...


Antonio Martino, 17 ottobre 2011

I recenti episodi di guerriglia urbana e dissennata violenza mi avevano fatto pensare che certamente qualcuno avrebbe finito con attribuirne la responsabilità a Berlusconi ma, per quanto cercassi, la mia ipotesi non trovava riscontro nemmeno sui più trinariciuti organi di stampa. Stavo già per arrendermi quando, come la cavalleria degli Stati Uniti nei film western di una volta, in mio soccorso non è arrivata la senatrice Barbara Contini che ha dichiarato: “Tutto ciò non sarebbe successo se Berlusconi si fosse dimesso.”
Sono amico di Barbara: è una donna intelligente, sensibile e colta e parla perfettamente un numero indecoroso di lingue. Il suo commento dimostra che mentre chiunque, persino un idiota incolto, è in grado di dire una semplice sciocchezza, per spararne una megagalattica è necessario scomodare una persona intelligente che si è preparata in lunghi anni di duro lavoro.
Venendo all’attualità politica, il voto di fiducia al governo ha rappresentato una schiacciante sconfitta per le opposizioni. Il governo ha avuto la maggioranza assoluta e ha garantito da solo il numero legale, sconfiggendo la strategia aventiniana suggerita da Pierferdinando Alcide Casini e rendendo comico il commento di Pierluigi Bersani: “La maggioranza perde pezzi.” Come se non bastasse, il comportamento irreprensibile dei radicali, presenti in aula da soli a sinistra per la dichiarazione del premier e votanti la sfiducia al governo, ha dimostrato, come se ce ne fosse bisogno, di quanto poco senso dello Stato e rispetto del Parlamento abbiano le altre formazioni di opposizione. Infine, le reazioni volgari e scomposte al loro comportamento venute da famigerati esponenti del Pd, oltre che infondate (il numero legale non è stato assicurato dalla presenza dei deputati radicali), misura l’eleganza e la tolleranza di costoro.
Solo un irresponsabile avrebbe potuto auspicare una crisi di governo in questi tempi di bufera finanziaria e d’incombente grave crisi economica. Sarebbe stato come versare benzina sul fuoco della speculazione contro i nostri titoli pubblici. Il fatto che la crisi di governo sia stata scongiurata, quindi, rappresenta un autentico caso di scampato pericolo. Tutto bene, quindi? Non esattamente.
Siamo alla fine di un ciclo politico: nel 2013 dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi saranno passati vent’anni, la durata tipica dei cicli politici in Italia (Giolitti e Mussolini confermano). I posteri giudicheranno meglio di quanto non potremmo fare noi l’eredità di questa esperienza. Una cosa, tuttavia, credo di potere affermare senza tema di essere smentito: Berlusconi ha dimostrato in modo limpido che la maggioranza degli italiani non è di sinistra. Ci sono molte anime nel centrodestra ma è indiscutibile che, complessivamente considerato, si tratta della larga maggioranza degli italiani.
Sarebbe quindi usare violenza all’elettorato imporre, grazie alle divisioni interne al centrodestra, alla legge elettorale, o alla delusione dell’elettorato, un governo di sinistra. Tuttavia, quella possibilità esiste a dispetto dell’inconsistenza delle sinistre, prive di un programma condiviso, di un leader credibile e di un collante ideale. Il nostro dovere oggi è quindi quello di adoperarci perché ciò non accada.
Dobbiamo lavorare per rincuorare i nostri elettori, offrire loro un sistema elettorale che possa sia motivarli ad andare alle urne sia riflettere correttamente le loro scelte e tentare il possibile per ricucire le divisioni del centrodestra. Dirò subito che dei tre obiettivi l’ultimo è di gran lunga il più difficile, anche se una legge elettorale nuova, che renda poco conveniente il frazionismo, potrebbe forse ottenere quel risultato.
Della riforma elettorale mi occuperò, forse, in altra occasione. Ora mi concentrerò sulla delusione dei nostri elettori e sulla possibilità di rimediarvi. Non è necessaria grande immaginazione per individuare le cause della delusione: in tutte le tornate elettorali, sia quelle vinte (1994, 2001, 2008) sia quelle perse (1996, 2006), il programma di Berlusconi per il centrodestra è stato liberale: prometteva una “rivoluzione liberale”, un “partito liberale di massa”, la riduzione dell’ingerenza dello Stato nella vita dei cittadini, la riforma fiscale con l’abbattimento delle aliquote e l’alleggerimento del carico complessivo, liberalizzazioni e privatizzazioni e il ripristino della divisione dei poteri con una riforma della giustizia.
I governi da lui presieduti hanno fatto molte cose buone, hanno saputo far fronte a eventi drammatici (l’undici settembre 2001, la crisi del 2007 e l’attuale), ma non hanno realizzato neanche una delle riforme promesse. L’intrusione dello Stato nelle nostre vite è aumentata sia sotto il profilo economico (spesa pubblica al 52% del pil, fiscalità aumentata) sia sotto quello delle libertà civili (i “lacci e laccioli” sono cresciuti enormemente in tutti i campi). Se vuole essere ricordato con gratitudine e ridurre la delusione degli elettori, Berlusconi deve realizzare almeno una delle riforme promesse. Altrimenti rischia per essere ricordato non per i suoi indubbi successi ma per avere sciupato un’irripetibile occasione per cambiare l’Italia.




Antonio Martino, 17 ott. 11

8 commenti:

  1. Carissimo Prof. Martino,
    analisi ineccepibile; solo lei è in grado di rincuorare dalle delusioni il nostro elettorato. Altrimenti quando si andrà a votare l'unica alternativa sarà quella Montanelliana del turarsi il naso.
    Grazie sempre del suo impegno ed i più cordiali saluti.
    Pietro Barabaschi

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  2. Grazie!

    Anche per avere detto le cose come stanno sulla scelta dei Radicali di rimanere in aula.

    Buon lavoro

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  3. Rispetto la Sua opinione, ma non la condivido. Assolvere Berlusconi attribuendogli apoditticamente il merito di aver fatto ''molte cose buone'', senza tener conto che il Paese forgiato da Berlusconi è nettamente peggiore rispetto a quello da lui preso in consegna, non fa onore a un liberale di rinomata onestà intellettuale come Lei.

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  4. Egregio Signor Dreamer,
    se non ci fosse Berlusconi saremmo un povero e disgraziato Paese catto-comunista.
    Cordiali saluti.
    Pietro Barabaschi

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  5. Berlusconi deve realizzare almeno una delle riforme promesse ? Riforma istituzionale, giustizia, fisco.
    E' difficile sceglierne soltanto una, è come stabilire se è più importante respirare, mangiare o dormire, sono tutte priorità assolute in questo momento.
    Ma se proprio devo scegliere, allora penso alla riforma del fisco perché rappresenta il simbolo della discesa in campo di Berlusconi, ed oltre tutto sarebbe quella la vera fonte di sviluppo. Naturalmente sempre che si faccia una riforma fiscale seria, se non passa la flat tax al 20%, perlomeno le due aliquote al 20% e al 30% sarebbero enormemente meglio della situazione attuale.
    Tuttavia vista l'attuale situazione politica e gli equilibri interni al governo, penso che la riforma istituzionale sia quella che abbia la maggior possibilità di essere approvata.

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  6. Caro Giulio, quella del fisco è una riforma impossibile fino a quando sulla scena sarà presente Tremonti. E di simil-Tremonti a sinistra, se la sinistra dovesse vincere le prossime elezioni, ce ne sono a bizzeffe.

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  7. On. Martino, vigili su questo fantomatico decreto per lo sviluppo. Si sentono in giro strane voci, secondo le quali si profilerebbe addirittura un'assicurazione obbligatoria sulle case per le calamità che sarebbe una vera e propria patrimoniale truffaldina che tra l'altro, non arricchirebbe lo stato e ''svilupperebbe'' solo i fatturati delle compagnie assicuratrici private (inclusa Mediolanum, presumo...). Risparmiateci questa ennesima batosta! Grazie.

    @Barabaschi
    Non me ne voglia, ma di questi tempi le polemiche incardinate su basi ideologiche mi sembrano del tutto stucchevoli e prive di costrutto. Non so cosa sia in concreto il cattocomunismo dal quale, a suo avviso, Berlusconi ci avrebbe salvato, ma so per certo che negli ultimi vent'anni questo Paese ha smarrito importanti parametri etici ed il suo prestigio in ambito internazionale si è ridimensionato, approssimandosi allo zero (assoluto). cordiali saluti.

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  8. Gent. On. Martino conosco ed apprezzo la sua coerenza, molto meno quella del PDL come partito che dapprima imposta, vincendola, una sacrosanta campagna elettorale con portabandiera l'abolizione dell'ICI sulla prima casa e poi addirittura è d'accordo con il governo Monti alla sua reintroduzione. Non so cosa stia succedendo nel PDL ma perderanno milioni di voti alla prossima (spero presto) tornata elettorale. Certo il mio lo hanno già perduto.
    Buon lavoro almeno a lei che non ha votato il governo fantoccio.

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