giovedì 21 luglio 2011

Un Disegno di legge per spacchettare il MEF

Antonio Martino è il primo firmatario del disegno di legge illustrato nell'agenzia che segue:

(AGENPARL) - Roma, 21 lug - Spacchettare le competenze del Ministero dell’Economia per istituire un dicastero del Tesoro e uno delle Finanze. Ripristinare, in sintesi, la dialettica tra il ministro dell'entrata e quello della spesa, in modo che l'unificazione venga fatta dal governo nella sua collegialità, secondo l'indirizzo che da il Presidente del Consiglio. Questo l’obiettivo del disegno di legge presentato oggi a Montecitorio a firma dei parlamentari Antonio Martino (Pdl), Pippo Fallica (Forza del Sud), Giuseppe Moles (Pdl), e altri, tra i quali l’intera compagine di Forza del Sud. Lo fa sapere l'Ufficio stampa di Forza del Sud.
“La legge Bassanini, che ha accorpato al ministro dell 'Economia le competenze che a suo tempo erano dei ministri del Tesoro, delle Finanze, del Bilancio, delle Partecipazioni statali e del Mezzogiorno– si legge nella relazione che accompagna il testo di legge –, avrebbe dovuto portare a dei risparmi di spesa per l'amministrazione pubblica e ad una maggiore razionalizzazione di essa, e invece, a distanza di più di 10 anni, si può decisamente affermare che non ha destato gli effetti sperati. Fintanto che – prosegue – ci sarà questa situazione, la collegialità del governo di fatto non esisterà e il presidente del Consiglio non sarà in grado di fornire alcun indirizzo di politica economica all'esecutivo”.
Secondo i firmatari, bisogna “spacchettare le competenze del Ministero dell'Economia e tornare ad avere un ministro del Tesoro e uno delle Finanze. Al primo competerebbero la politica economica e finanziaria; le politiche, processi e adempimenti di bilancio; la programmazione economica e finanziaria, coordinamento e verifica degli interventi per lo sviluppo economico; l’amministrazione generale, servizi indivisibili e comuni del Ministero, con particolare riguardo alle attività di promozione, coordinamento e sviluppo della quantità dei processi dell' organizzazione e alle gestione delle risorse, affari generali, programmazione generale del fabbisogno del Ministero, reclutamento del personale del Ministero. Al secondo, invece – spiegano –, spetterebbero le politiche fiscali; le funzioni di indirizzo, vigilanza, e controllo sui risultati di gestione delle agenzie delle entrate, dogane, territorio; l’amministrazione generale, servizi indivisibili e comuni del ministero, con particolare riguardo alle attività di promozione, coordinamento e sviluppo della qualità dei processi e dell' organizzazione e alla gestione delle risorse, affari generali, programmazione generale del fabbisogno del Ministero e reclutamento del personale del Ministero”.

8 commenti:

  1. Condivido in pieno l'idea di spacchettare il MEF. Mi permetto di formulare un'altra proposta. Nella attuale legge finanziaria è previsto, all'art. 27, il nuovo regime agevolato che prevede un'aliquota unica del 5% per le nuove imprese con fatturato al di sotto dei 30.000 euro. Il nuovo regime è particolarmente vantaggioso per gli under 35 (che potranno usufruire di tale regime fino al compimento dei trentacinque anni di età), un po' meno per chi ha più di 35 anni, i quali potranno invece usufruire di tali agevolazioni solo nei primi cinque anni di attività. Il nuovo regime agevolato dovrebbe prevedere, a mio avviso, la possibilità di non pagare (a discrezione del contribuente) i contributi previdenziali. Una agevolazione da applicare soltanto nei primi 5 anni di attività per tutti coloro che ricorrono a tale regime (a prescindere dall'età). Credo che si tratti di una cosa assolutamente fattibile. Sono convinto che imporre per legge ad un giovane (o meno giovane) di versare un minimale di contributi previdenziali anche qualora abbia avuto un fatturato irrisorio, costituisca una vessazione grave. Qualora il Governo ritenga impossibile introdurre una tale possibilità per tutti coloro che ricorrono al regime agevolato nei primi cinque anni, tale norma potrebbe comunque essere prevista almeno nel caso in cui il fatturato non raggiunga un minimo che potremmo considerare “vitale”, ad esempio 10.000 o 15.000 o anche 20.000 euro. Sono tuttavia fermamente convinto che tale possibilità (sospensione dell’obbligo di versare i contributi previdenziali) debba e possa essere applicata nei primi cinque anni di attività per tutti coloro che hanno un fatturato al di sotto di 30.000 euro. Siamo in un periodo di crisi e per chi è autonomo ed apre una partita IVA la vita è davvero dura. Spero che Lei, Professor Martino, voglia condividere tale proposta e promuoverla presso il Governo. Con stima.

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  2. Dove hai letto che l'aliquota unica al 5% si applica su un fatturato massimo di 30.000,00 euro?
    Comunque sull'INPS hai perfettamente ragione,è un'indecenza che chi apre una partita iva debba pagare circa 3.000 euro all'anno di contributi fissi a titolo di acconto anche se non ha guadagnato nulla.Si tratta di una delle tante vessazioni del nostro sistema fiscale che insieme agli studi di settore,all'irap,agli acconti fiscali,all'iva da versare al momento dell'emissione della fattura e non dell'incasso effettivo, per finire con gli strozzini legalizzati di equitalia,rende il sistema tributario italiano un mostro che distrugge ricchezza e posti di lavoro e che allontana dal nostro paese potenziali investitori che ovviamente non hanno nessuna voglia di farsi depredare da uno stato insaziabile e che oltretutto in cambio di un prelievo fiscale astronomico fornisce servizi da terzo mondo.
    Comunque evidentemente per Tremonti tutto ciò non rappresenta un problema,infatti con la nuova finanziaria ci ha regalato tutta una serie di nuovi balzelli,dalle tasse sui risparmi,a quelle sui SUV,all'aumento dell'irap per banche e concessionarie fino al taglio delle detrazioni fiscali(che costerà circa 1.500 euro in più a famiglia all'anno).
    Di questo passo Tremonti riuscirà probabilmaente nell'impresa di far rimpiangere Vincenzo Visco(il che è tutto dire).

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  3. Con l'art. 27 della legge finanziaria appena approvata viene apportato un cambiamento all'aliquota della tassazione forfettaria del regime dei minimi (tale regime è definito dalla legge 244 del 24 dicembre 2007, ovvero la finanziaia per il 2008). Il cambiamento consiste, a quanto pare (spero di non aver capito male), nell'abbassare l'aliquota dal 20% al 5%. Il limite di 30.000 euro (previsto dall'art. 96 della legge 244 sopra citata) per poter accedere al regime dei minimi, non sembra essere stato cambiato, almeno così sembra. Se mi sbaglio, vi prego di dirmelo perché in questo momento sul web impazzano le interpretazioni più disparate. Io per sicurezza mi sono affidato al Sole24ore. Ecco il link dove si spiega la manovra e dove si parla del regime agevolato:
    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-07-14/tutta-manovra-voci-accisa-185518.shtml?uuid=Aa2Mr9nD&p=26
    Buona lettura.

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  4. Io abolirei o modifiocherei anche un'altra norma del famigerato art. 96 della finanziaria 2008 che regolamenta l'accesso al regime ei minimi. Mi riferisco alla norma che stabilisce che hanno diritto di usufruire del regime dei minimi coloro che "nel triennio solare precedente all'avvio di attività non hanno effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro". E' una norma assurda poichè è comprensibile che nell'avvio di un'attività si possano spendere più di 15.000 euro. Chi è che spende meno di 15.000 euro nell'avviare un'impresa? Tale norma andrebbe abrogata o, al limite, tale soglia andrebbe elevata come minimo a 25.000 euro, ma in realtà molto di più, almeno fino a 50.000. Altrimenti tutti coloro che avvieranno un'impresa cercheranno di imboscare le spese per i beni strumentali al fine di evitare di dichiarare le spese effettive (che non consentirebbero di accedere al regime dei minimi). E' una chiara norma che induce a dichiarare il falso e, soprattutto, ad evadere.

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  5. Caro Prof., questa non l'ho capita. Mi sembra di tornare ai tempi quando c'era uno che spendeva e spandeva senza curarsi delle risorse disponibili, ed un altro che grattava il barile per cercare di colmare un pozzo senza fondo.

    Mi sembrerebbe invece più utile introdurre una responsabilità collettiva del Governo in tutte le decisioni che si prendono, per evitare che ciascun Ministro vada per la sua strada incurante del quadro generale, e dare responsabilità ed autorità al Presidente del Consiglio per tutte le decisioni che vengono prese. In fondo, è lui che eleggiamo ed è lui che deve rispondere agli elettori per quanto fatto o non fatto (e come) dal Governo.

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  6. Caro Bangcube,

    è proprio la responsabilità collegiale del governo e l'indirizzo politico dato dal presidente del Consiglio, espressamente previsti dalla Costituzione, che vanno recuperati abolendo il ministero dell'economia, che fa del governo un organo monocratico, ripristinando così la dialettica fra il ministro della spesa e quello dell'entrata, sottoposti al vincolo dell'art. 81 Cost.

    Francamente, non capisco come abbia potuto fraintendere.

    Cordialmente,

    am

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  7. Grazie Prof. della risposta, ma continuo ad essere perplesso, non essendo ben addentro alle segrete cose.

    Finora, anche sentendo le varie lamentele di Berlusconi, ho capito che il Presidente del Consiglio non ha più potere di tanto, essendo di fatto i Ministri liberi di decidere ciascuno per quanto meglio creda. Il Presidente del Consiglio ha potere di indirizzo, ma non ha (per quanto ne so) il potere di approvare o di respingere le delibere dei suoi Ministri (come invece il Presidente o l'Amministratore Delegato di una qualsiasi azienda).

    Allora, il Ministro della spesa - vuoi per non urtarsi con i suoi colleghi, vuoi per farsi bello con il proprio personale elettorato - è tentato di spendere e spandere più di quanto sia disponibile, o comunque ragionevole spendere.

    Quello delle entrate, invece. si espone a tutti i biasimi e vituperi; oltretutto con una dialettica molto debole, trovandosi di fatto tutti i Ministri contro le sue proposte di contenimento delle spese: facile allora, un'altra volta per quieto vivere, andare a tartassare i poveri cittadini, che tanto si faranno sentire quando si andrà a votare, e potranno anche votare senza badare troppo alle tasse che qualcun altro paga, se loro stessi hanno ricevuto più benefici che inconvenienti; quanto al buco, anzi alla voragine, sono decenni che ci siamo abituati, ci conviviamo più o meno allegramente, e se sarà, quando sarà, qualcuno ci penserà...

    Se invece avessimo un Governo come un Consiglio d'Amministrazione, ed il Presidente del Consiglio come il CEO di un'azienda, con una chiara e diretta responsabilità per ciascuna decisione presa, allora forse avremmo molta più razionalità.

    Ma, in questo caso, avere distinto una responsabilità per gli incassi ed un'altra per le spese, piuttosto che una sola che si occupa del tutto (come nella gran parte delle aziende), non fa molta differenza, salvo che per gli inevitabili sprechi legati ad una qualche duplicazione degli uffici e delle cariche.

    Se poi avessimo il Prof. Martino che facesse le due cose assieme, dove sarebbe il problema? Alla fine, il problema è della qualità delle persone che coprono i vari ruoli, non del loro numero.

    Sempre cordialmente.

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  8. Premesso che sono ignorantissimo in diritto costituzionale comparato, mi pare che nel Regno Unito il Cancelliere dello Scacchiere sia responsabile sia delle finanze sia del tesoro.Eppure non mi risulta che tale ampia competenza sia mai stata oggetto di critica: evidentemente ha sempre dato buona prova di sé.Forse perché là il premier ha poteri più stringenti? O in grazia di una dversa articolazione del Gabinetto, che garantisce una più sana dialettica interna e un migliore equilibrio decisionale? Chiedo scusa se ho detto qualche sciocchezza...

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