mercoledì 21 luglio 2010

Rem acu tetigisti

“Uno qualunque” ha colto nel segno: quello che accadde all’inizio degli anni Settanta fu che il finanziamento del disavanzo cominciò ad essere realizzato grazie alla monetizzazione: la Banca d’Italia prese ad acquistare i titoli di debito pubblico “inoptati”, cioè non assorbiti dal mercato. Il gergo tecnico non tragga in inganno: la monetizzazione del debito non è altro che lo scambio di pezzi di carta fra il Tesoro, che offre obbligazioni di un debitore non particolarmente degno di credito, e la Banca d’Italia, che offre in cambio pezzi di carta sui quali, con scarso senso del ridicolo, è scritto “pagabile a vista al portatore”. Questo scambio vergognoso, come chiarito nel post “Einaudi tradito”, non è altro che il finanziamento delle pubbliche spese con la peggiore di tutte le imposte: l’inflazione.

Questa prassi ebbe persino la benedizione del Governatore della Banca d’Italia che nella annuale Relazione dichiarò: “Ci siamo chiesti e continuiamo a chiederci se la Banca d’Italia avrebbe potuto o potrebbe rifiutarsi di acquistare titoli del debito pubblico” ma il rifiuto avrebbe avuto l’apparenza di una decisione di politica monetaria ma sarebbe stato in realtà un “atto sedizioso” che avrebbe posto lo Stato nella impossibilità di pagare stipendi e pensioni.

Stimavo molto Carli ma non approvai mai questa sua affermazione. Anche a causa di essa, l’Italia venne sottoposta a oltre un decennio di inflazione a due cifre, cioè superiore al dieci per cento. Quell’incubo finì solo nella prima parte degli anni Ottanta ma, venuto meno il finanziamento inflazionistico e non diminuendo la crescita esponenziale delle spese, il debito esplose.

Le opinioni sul come debbano essere ripartite le responsabilità sono, ovviamente, tutte lecite. Ciò che non è ammissibile è negare l’evidenza: l’esplosione della spesa “sociale” fortemente propugnata dai cattocomunismi e dagli orfanelli di Stalin ha determinato i problemi non solo finanziari di oggi.

8 commenti:

  1. Sì, negare l'evidenza è inammissibile e, infatti, nessuno ha mai affermato che non sia stata l'esplosione della spesa pubblica (e in particolare quella sociale, fortemente propugnata dai catto-comunisti) a determinare i problemi finanziari in cui l'Italia ancora oggi si dibatte.
    Quello che ripugna è che, occorrendo combattere l'inflazione, che è una tassa per tutti i vivi, Craxi e i suoi compari abbiano scelto la strada del debito pubblico, che è soprattutto una tassa per i nascituri poveri (e una rendita per i nascituri dei creditori dello Stato), proprio in un momento in cui, a partire dal 1983, l'economia internazionale e quella italiana riprendevano a crescere in modo robusto (ciò che avrebbe consentito una riduzione del rapporto tra spesa pubblica e pil) e a dispetto di una pressione fiscale che dal 1980 al 1992 sarebbe aumentata di ben 10 punti percentuali (dal 31,4% al 41,9%). Basti notare che dal 1980 al 1992, la media annua del disavanzo di bilancio fu pari al 10,8% e negli anni del governo Craxi fu addirittura pari all'11,4%.
    Qualcuno potrà trovare questi dati pittoreschi, ma io ritengo che essi dovrebbero indurre a riflettere, soprattutto sul fatto assolutamente perverso che i sedicenti antagonisti dei catto-comunisti operano, in Italia, molto spesso peggio dei loro avversari (basti pensare che Craxi e il Caf erano anche sostenuti da un Partito che osava definirsi Liberale: sigh!!!!).

    Daniele Burzichelli

    RispondiElimina
  2. Forse si potrebbe eliminare la schiavitù del signoraggio.
    Ma non è lecito neanche pensare una soluzione del genere, credo.
    La saluto e buon lavoro, Onorevole.

    RispondiElimina
  3. Caro Burzichelli,
    quel partito che "osava" definirsi liberale non è mai andato oltre il 3% (ad eccezione di un 6,3% con Malagodi negli anni '60) proprio perchè in questo dannato paese assistiamo ad un fenomeno ben strano. Tutti si riempiono la bocca di liberalismo, ma quasi nessuno vota per il partito liberale. Credo che la verità stia nel fatto che agli italiani piace molto la parola "liberale", ma piace molto poco l'agire liberale ed il comportarsi da liberali ma soprattutto lottare con i fatti e con i sacrifici per la bandiera liberale. Quel PLI che lei cita, nel bene o nel male, ha cercato di tenere alto il pensiero liberale in uno dei paese più illiberali d'Europa. Solo per dirgliene una quando si trattò di rinnovare il Concordato noi fecimo una durissima opposizione contro Craxi (con il quale eravamo al governo).
    Se vuol saperlo oggi va anche peggio. Il PLI c'è e fa una fatica pazzesca perchè non ha un euro ed è ostracizzato da tutti i media perchè rifiuta questo scempio bipolare (che in realtà ha un solo polo: Berlusconi) ed i "liberali" di un tempo sono seduti, in religioso ed altero silenzio, in qualche scrannucio dimenticato all'ombra del PDL e del PD meno L, mentre nel paese infuria il periodo più ocurantista ed illiberale che si sia mai visto.
    Forse troppi liberali stanno nei salotti e troppo pochi hanno il coraggio di portare quel tricolore in mezzo alla gente, per le strade, nei circoli.
    Cordiali Saluti

    Enzo Lombardo - Consigliere Nazionale PLI

    RispondiElimina
  4. Caro Lombardo,
    come al solito (e a dispetto dell'abitudine che avrei dovuto maturare verso il vizio del paradosso tanto caro agli italiani) resto sbigottito.
    Sono costretto a precisarle che la Carta Costituzionale non ha mai previsto un obbligo per il Partito Liberale di sostenere il governo, tantochè, come Lei ricorderà, il Partito Liberale fu uno strenuo oppositore del centrosinistra.
    Sarebbe, quindi, intellettualmente e moralmente corretto assumersi le responsabilità del caso per avere, invece, sostenuto il pentapartito e la sua scellerata politica finanziaria, in luogo di vantare una presunta feroce opposizione alla stipula del nuovo concordato da parte di Craxi.
    Avreste dovuto negare l'appoggio a quel governo in Parlamento, piuttosto.
    Altrimenti si corre il rischio di fare la figura del rapinatore che si fregia di avere impedito che la sua banda parcheggiasse l'automobile in divieto di sosta dinanzi alla banca.
    Il che non è un bel vedere, mi consentirà.
    Cordiali saluti.

    Daniele Burzichelli

    RispondiElimina
  5. Caro Burzichelli,
    per iniziare mi complimento con lei per l'esempio finale: davvero simpatico ed efficace al di del fatto che si possa condividerne la scintilla.
    L'argomento è interessante e merita approfondimento. Per cui ruberò un po' di spazio. Chiedo perdono in anticipo.
    Per prima cosa io non voglio usare un argomento (il Concordato) per nascondere un altro (il sostegno al penta-partito). Io ho semplicemente replicato alla sua affermazione che il PLI "osava" definirsi liberale sostenendo Craxi. Sono io che resto sbigottito. Quindi un partito con quasi un secolo e mezzo di storia, battaglie ed identità dovrebbe diventare un "millantatore" delle proprie idee solo perchè per qualche anno sta dentro una coalizione x, y o z? Non mi pare un approccio propriamente liberale alla questione. Il PLI ha sempre avuto come faro una "regola" di Croce e vale dire di considerarsi inevitabilmente centrista perchè l'idea liberale va sempre mediata, confrontata ed attuata non in via dogmatica ed astratta ma attenendosi al momento politico ed alle circostanze. Quel PLI di cui lei parla è sempre lo stesso che decenni prima (ai tempi di Einaudi) aveva fortemente e beneficamente influenzato la politica economica del paese.
    Poi arrivò il centro-sinistra, Fanfani e tutto il resto ed il PLI, anche grazie a Malagodi, si fece quasi vent'anni di opposizione dura ed intransigente, periodo che però lei dimentica evidentemente. L'adesione alla formula del pentapartito degli anni '80 va contestualizzata.
    Dopo vent'anni di opposizione, esaltante negli anni 60, tremenda negli anni '70 quando il partito rischiò seriamente di sparire, il PLI decise di chiudere la pagina Malagodi (non è questo il luogo per stabilire se a torto o a ragione) perchè nel frattempo anche il quadro nazionale politico era cambiato. Se gli 46-50 erano stati gli anni del "centro-destra" e gli anni 60-70 quelli del "centro-sinistra" gli anni 80 furono quelli di una terza formula, il penta-partito appunto, che facesse in modo di escludere il PCI e l'MSI (e comunque le forze estreme) facendo in modo che le forze riformiste e laiche di sinistra (PSDI, PSI ed in parte PRI) ed il PLI si mettessero insieme (sotto l'egemone guida di mamma DC) per guidare una coalizione larga ed "atlantica" che facesse finalmente a meno di dipendere dal costante ricatto di piazza ed altro. Le ricordo anche che si stava faticosamente uscendo dal terribile periodo del terrorismo. Il penta-partito fu una necessità "nazionale" e come tutte le necessità portava con se anche degli innegabili mali. In ogni caso i liberali (che avevano operato una svolta un po' più a sinistra per quelli che erano i canoni Einaudiani e Malagodiani) decisero di tornare al governo e fecero quel che poterono con il loro 2-3%. Se anche se ne fossero andati, con la formula del penta-partito, parte dei loro voti se li sarebbero spartiti PRI e DC e quei pochi che sarebbero rimasti non avrebbero certo impedito agli altri di mettere in atto alcune folli politiche di spesa pubblica che non esito a definire tali. Si preferì vedere cosa di poteva dall'interno fermo restando che la voce in capitolo sempre quella era. Spero che lei voglia tornare alla mia riflessione precedente. Perchè, nel passaggio dalle parole ai fatti, i liberali sono sempre minoritari (per non dire atomistici) in Italia? Liberale è chi il liberale fa. Il centro-destra attuale è liberale finchè gli conviene il centro sinistra finchè ci riesce!
    Un cordiale saluto ed un grazie al padrone di casa che ci consente questo spazio.

    RispondiElimina
  6. Caro Burzichelli,
    L'argomento è interessante e merita approfondimento. Per cui ruberò un po' di spazio. Chiedo perdono in anticipo.
    Per prima cosa io non voglio usare un argomento (il Concordato) per nascondere un altro (il sostegno al penta-partito). Io ho semplicemente replicato alla sua affermazione che il PLI "osava" definirsi liberale sostenendo Craxi. Il PLI ha sempre avuto come faro una "regola" di Croce e vale dire di considerarsi inevitabilmente centrista perchè l'idea liberale va sempre mediata, confrontata ed attuata non in via dogmatica ed astratta ma attenendosi al momento politico ed alle circostanze. Quel PLI di cui lei parla è sempre lo stesso che decenni prima (ai tempi di Einaudi) aveva fortemente e beneficamente influenzato la politica economica del paese.
    Poi arrivò il centro-sinistra, Fanfani e tutto il resto ed il PLI, anche grazie a Malagodi, si fece quasi vent'anni di opposizione dura ed intransigente, periodo che però lei dimentica evidentemente. L'adesione alla formula del pentapartito degli anni '80 va contestualizzata.
    Dopo vent'anni di opposizione, esaltante negli anni 60, tremenda negli anni '70 quando il partito rischiò seriamente di sparire, il PLI decise di chiudere la pagina Malagodi (non è questo il luogo per stabilire se a torto o a ragione) perchè nel frattempo anche il quadro nazionale politico era cambiato. Se gli 46-50 erano stati gli anni del "centro-destra" e gli anni 60-70 quelli del "centro-sinistra" gli anni 80 furono quelli di una terza formula, il penta-partito appunto, che facesse in modo di escludere il PCI e l'MSI (e comunque le forze estreme) facendo in modo che le forze riformiste e laiche di sinistra (PSDI, PSI ed in parte PRI) ed il PLI si mettessero insieme (sotto l'egemone guida di mamma DC) per guidare una coalizione larga ed "atlantica" che facesse finalmente a meno di dipendere dal costante ricatto di piazza ed altro. Le ricordo anche che si stava faticosamente uscendo dal terribile periodo del terrorismo. Il penta-partito fu una necessità "nazionale" e come tutte le necessità portava con se anche degli innegabili mali. In ogni caso i liberali (che avevano operato una svolta un po' più a sinistra per quelli che erano i canoni Einaudiani e Malagodiani) decisero di tornare al governo e fecero quel che poterono con il loro 2-3%. Se anche se ne fossero andati, con la formula del penta-partito, parte dei loro voti se li sarebbero spartiti PRI e DC e quei pochi che sarebbero rimasti non avrebbero certo impedito agli altri di mettere in atto alcune folli politiche di spesa pubblica che non esito a definire tali. Si preferì vedere cosa di poteva dall'interno fermo restando che la voce in capitolo sempre quella era. Spero che lei voglia tornare alla mia riflessione precedente. Perchè, nel passaggio dalle parole ai fatti, i liberali sono sempre minoritari (per non dire atomistici) in Italia? Liberale è chi il liberale fa. Il centro-destra attuale è liberale finchè gli conviene il centro sinistra finchè ci riesce!
    Un cordiale saluto ed un grazie al padrone di casa che ci consente questo spazio.

    RispondiElimina
  7. Son partiti due post.
    Chiedo scusa a tutti. Comunque vale il primo, il secondo era frutto di tagli in quanto il server mi rispondeva che il precedente era troppo lungo!

    RispondiElimina
  8. Daniele Burzichelli riporta considerazioni condivisibili ma anche un giudizio troppo severo verso i liberali (ed anche verso i Repubblicani che vissero la stessa esperienza), che poco potevano in ragione del loro peso specifico. Ricordo gli appassionati interventi di La Malfa (padre) che tentava, inutilmente, di far capire che il bilancio ha due sezioni, le entrate e le spese, che non era sostenibile l'adeguamento costante delle prime alle seconde, e che occorreva fare l'esatto contrario per non finire in bancarotta. Il potere interdittivo finiva lì, questa è la verità. Spendere è sempre stata prerogativa della sinistra, che ha sempre spinto ed agevolato l'approvazione di leggi di spesa. Burzichelli mi deve scusare, ma francamente non vedo differenza tra gli anni '70 ed il periodo dei socialisti al governo. Le spese non cominciarono il loro irrefrenabile galoppo proprio nel decennio chiusosi con il governo di solidarietà nazionale, con l'attuazione delle Regioni e con il dilatarsi a dismisura della spesa sanitaria? I socialisti continuarono l'allegra gestione. In più ci misero solo la protervia. All'epoca giravano inquietanti voci su colloqui casualmente intercettati (il dichiarante sarebbe stato De Michelis) secondo i quali, "quando tutto manca, confischeremo i Bot". All'epoca era questa la sensibilità.

    RispondiElimina