domenica 18 luglio 2010

Mezzo secolo dopo

Il 16 luglio 1960, quasi esattamente cinquant’anni fa, è una data che mi è rimasta impressa per ragioni sia personali sia politiche. Quel giorno, infatti, avevo completato con successo gli esami di maturità ed ero felice: era la fine di un incubo, la prova d’esame più impegnativa della mia vita. Per anni i miei sogni angosciosi hanno continuato a essere dominati da quell’impegno.
La mia felicità fu offuscata quasi subito da un evento destinato ad avere ripercussioni importanti per l’Italia e a stimolare il mio interesse per la politica. Quel giorno, infatti, i comunisti scatenarono in quasi tutte le città italiane dei moti di piazza contro il governo Tambroni, reo di avere ottenuto la fiducia alla Camera grazie al voto determinante delle famigerate destre. La mia indignazione fu sensibilmente accresciuta dal comportamento di alcuni esponenti democristiani che, dopo avere sostenuto Tambroni, gli ritirarono la loro fiducia come atto di servilismo nei confronti del comunismo piazzaiolo.
Da quel momento si affermarono in Italia due principi destinati a produrre conseguenze assai gravi e impreviste: la sovranità del Parlamento era limitata nel senso che non poteva essere esercitata contro il volere della piazza, ed era lecito usare la violenza per impedire sviluppi indesiderati, anche se conformi alle regole costituzionali. Questi due principi hanno segnato la storia d’Italia per più di vent’anni.
La successiva caduta del governo Tambroni spianò la strada a una versione barricadiera dell’alleanza fra democristiani di sinistra e sinistre social - comuniste (il PSI di allora era molto diverso da quello dell’epoca successiva), una collaborazione che, in forme varie, ha dominato la politica italiana fin quasi ai nostri giorni e che è responsabile dei cambiamenti profondi intervenuti in questi cinquant’anni.
Nel 1960 le spese pubbliche totali furono pari al 32,7% del prodotto interno lordo, le entrate al 31,05%, il deficit all’1,65% e il debito totale superava di poco il 40% (40,01%). Mezzo secolo dopo, nel 2009, le spese hanno assorbito il 52,5% (un aumento di venti punti percentuali in cinquant’anni!), le entrate il 47,2% (un incremento del 50% nell’incidenza), il deficit è quasi quadruplicato, raggiungendo il 5,3%, e il debito è stato pari al 115,8% del pil.
Certo cinquant’anni sono un lungo periodo ma le dimensioni del deterioramento dei conti pubblici restano impressionanti. Possibile che tutto sia iniziato allora? Non nego che l’andazzo verso la rovina abbia avuto velocità diverse nei vari periodi e che, quindi, sarebbe riduttivo considerare l’avvento dei primi governi di centro sinistra responsabile della situazione odierna, ma sono convinto che il motore politico del dissesto sia da individuare nell’alleanza fra cattolici di sinistra e comunisti, anche se formalmente esclusi dal governo. Quanto più robusto è stato il legame fra queste due forze politiche tanto più rapida la corsa al dissesto.
Gli anni Ottanta sono stati senza ombra di dubbio il decennio in cui più rapido è stato il deterioramento dei conti pubblici. Basti pensare che nel 1980 la spesa pubblica e le entrate totali erano aumentate in misura non esorbitante rispetto a vent’anni prima (43,54% e 34,64% rispettivamente), ma non così il deficit (8,9%) e il debito (54,86%). Poi le cose peggiorarono velocemente: nel 1993 la spesa pubblica arrivò ad assorbire poco meno del 60% del pil (59,17%), le entrate quasi la metà (49,31%), il deficit sfiorò il 10% (9,86%) e il debito arrivò a un incredibile 117,14%!
I comunisti si affrettarono ad attribuire la responsabilità di tutto al CAF (sigla che individuava in Craxi, Andreotti e Forlani la causa di tutti i nostri mali) ma si trattava soltanto di plateale disinformazione. La verità era un’altra: il Pci aveva accettato il 95% di tutte le leggi di spesa approvate in quel decennio e nei pochi casi in cui si era opposto non lo aveva fatto perché preoccupato della solvibilità finanziaria dello Stato ma al contrario perché avrebbe voluto che si spendesse di più.
Fu il consociativismo, versione aggiornata del cattocomunismo, il responsabile vero di quegli anni di disastrosa irresponsabilità finanziaria, altro che CAF! Non credo che la significatività personale degli avvenimenti di quel 16 luglio 1960 abbia obnubilato la mia capacità di giudizio, credo invece che l’esperienza dei governi Prodi (1996-1998 e 2006-2008) confermi in modo lampante la fondatezza della mia tesi. Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo, qualche volta faremmo bene a guardare indietro in modo da capire in che direzione vogliamo andare avanti.




Antonio Martino, 19 luglio 2010

5 commenti:

  1. Che peccato.
    Come tantissimi italiania, anche lei, On. Martino, per suffragare le sue personali simpatie e antipatie, si affida a un sacco di bugie.
    Nel 1960 il debito pubblico era al 40% e negli anni successivi al "patto catto-comunista" che determinò la caduta del governo Tambroni il debito pubblico è persino diminuito.
    Poi il debito è cresciuto sino al 60%, ma fra il 1974 e il 1983, è nuovamente diminuito (arrivando al 58%). Strano, no? E dire che si era in pieno "compromesso storico..."
    Poi è arrivato quel grandissimo statista che è stato Bettino Craxi (come noto molto vicino al PCI) è il debito pubblico in tre anni è passato dal 58% al 100%.
    Poi c'è stato il CAF, espressione, come tutti sanno, dell'ala trotskista del catto-comunismo, e il debito pubblico è arrivato al 120%.
    Inoltre, dal 1996 al 1998, sotto la leadership del catto-comunista Prodi, il debito pubblico è sceso dal 123% al 116% e nel 2001, e al termine della legislatura stalinista, era al 110,9%.
    Analogo successo non è stato conseguito dal governo Berlusconi 2001-2006, al termine del quale il debito pubblico era sceso solo di tre punti percentuali (arrivando al 106,5%).
    Anche dal 2006 al 2008, con Prodi, il debito pubblico è sceso, seppur lievemente.
    Tralascio ulteriori dati sull'andamento della spesa pubblica (che con i governi Berlusconi è, comunque, sempre aumentata, sia in assoluto che in rapporto al Pil).
    Tutti gli italiani sono stati irresponsabili nell'affidarsi a un debito pubblico di queste proporzioni, che peserà come un cancro in metastasi sul fututo delle nuove generazioni.
    Ma, ancor più dei sindacati e dei catto-comunisti, i colpevoli per eccellenza di questa gestione criminale della finanza pubblica, sono proprio gli oggi osannati Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, cui deve aggiungersi lo spendaccione e sedicente liberista Silvio Berlusconi (che, infatti, sta in combutta con la Lega, la quale rifiuta l'abolizione delle Province e parla persino di prezzi amministrati).
    Tanti saluti da un liberale vero.

    Daniele Burzichelli

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  2. Caro Daniele Burzichelli,
    tutto sommato non mi sembra che le cifre da lei esposte siamo molto diverse da quelle di Martino; e non mi sembra che sia stato osannato il CAF, se è questo che lei voleva dire; e non mi sembra che Martino abbia invitato a votare Lega o Berlusconi.
    Saluti.

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  3. Guarda caso il 1980 è l'anno del terremoto in Irpinia e dell'ascesa dell'astro politico di Ciriaco De Mita.

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  4. Nel 1961 moriva Luigi Einaudi, poco ricordato padre della patria repubblicana (anche se monarchico) e soprattutto convinto sostenitore del principio di trovare le fonti di copertura di nuovi e maggiori spese. Un principio codificato nella costituzione, ma mai più applicato coerentemente dopo la sua scomparsa.
    Ecco, io credo che la crescita incontrollata della spesa pubblica abbia diversi genitori: l'acquisizione del consenso, in un momento di difficoltà al governo del paese nata con i governi allargati a sinistra; ma anche il disimpegno da un sovrano principio di finanza pubblica che prima del 1960 era stato applicato con scrupolo da persone perbene che l'anagrafe ci ha portato via con il passare del tempo.

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  5. Non ho detto che l'On. Martino ha osannato il CAF (che è, invece, osannato dai molti che ritengono Bettino Craxi essere stato un grande statista).
    Ho solo messo in evidenza che il debito pubblico prima di Craxi e del Caf, nonostante lo strapotere dei sindacati e l'irresponsabilità consociativa di tutte le forze politiche, era ancora a livelli sopportabili. E' solo con Craxi e i suoi compari che le giovani generazioni sono state derubate a piene mani del loro diritto a un futuro dignitoso.
    Quindi, l'affermazione dell'On. Martino, secondo cui la colpa del disastro finanziario italiani è stata del consociativismo e non del Caf, è semplicemente falsa.
    Nè ho mai detto che l'On. Martino ha invitato a votare Berlusconi o la Lega. Volevo solo mettere in evidenza che sedicenti liberisti, come l'attuale Premier (del quale, comunque, l'On. Martino è stato in passato Ministro), abbiano dato e stiano ancora dando il loro significativo apporto per confermare l'assetto irresponsabilmente spendaccione della nostra Repubblica delle banane.
    Spero di essere stato chiaro.
    Buona giornata.

    Daniele Burzichelli

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