sabato 26 giugno 2010

Tasse di destra?

In un articolo del 24 giugno a firma di Danilo Taino il Corriere della sera ipotizza la nascita della “destra delle tasse”. Viene ricordato che il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, conservatore, presenterà un bilancio basato su “tagli di spesa ma soprattutto tasse”; il ministro tedesco Wolfang Schauble che nella manovra da 80 miliardi varata due settimane fa da Angela Merkel ha introdotto “tagli alla spesa ma anche imposte sulle banche, sulla produzione di energia nucleare, sui biglietti aerei”; il governo conservatore ungherese che “cerca di evitare la catastrofe finanziaria anche con il prelievo speciale sui profitti delle banche”; il governo di centrodestra svedese che alle elezioni del prossimo autunno andrà con “un programma meno aggressivo in fatto di riduzione delle imposte”.
La conclusione di Taino è che “i partiti conservatori seguono, con moderazione, i modelli socialdemocratici sul versante delle imposte ma non su quello della spesa: quella la tagliano.” Il titolo del pezzo sintetizza la sua essenza: “Thatcher addio. Nasce la destra delle tasse”. Bisogna dire, ad onore dell’autore del pezzo, che egli riconosce che la sua analisi non si applica ovunque: il primo ministro conservatore canadese Stephen Harper “ha tagliato l’Iva, le tasse sul reddito e quelle sulle imprese … tanto che gli avversari lo accusano di avere reso il termine tasse ”. Ricorda anche la tesi avanzata da Arthur Laffer in un bell’articolo sul Wall Street Journal secondo cui nel 2011 gli Stati Uniti “entreranno in recessione”. Laffer infatti è convinto che i contribuenti, se prevedono un aumento delle imposte in futuro, cercano di anticipare la dichiarazione di redditi futuri per usufruire di un trattamento fiscale meno esoso. Questo spiegherebbe perché i dati del 2010 sono meno preoccupanti del previsto: dal primo gennaio dell’anno prossimo, infatti, “finiscono i tagli alle imposte effettuati da Bush”. Meglio quindi pagare le imposte sui redditi dell’anno prossimo subito anziché attendere che nell’anno prossimo siano più alte. Nell’articolo Laffer spiega alcuni fra gli innumerevoli modi in cui imprese e individui possono spostare i loro redditi del 2011facendoli apparire come maturati nel 2010. Il reddito dell’anno in corso appare quindi maggiore di quanto non sia in realtà, quello dell’anno prossimo minore.
Taino ricorda anche che il premier conservatore ungherese ha introdotto una tassa sui redditi “uguale per tutti, al 16%, per convincere i cittadini a pagare le imposte”. Sembrerebbe quindi eccessivo considerare il governo conservatore ungherese un affiliato della “destra delle tasse”. Detto questo, tuttavia, ritengo, a differenza di Taino, che si debba anche includere il governo italiano nell’elenco di quelli che amano le tasse di destra. Nessuna forza politica europea nell’ultimo mezzo secolo ha mai propugnato con tanto vigore la necessità etica prima che politica di ridimensionare l’invadenza, anche fiscale, del settore pubblico nella vita dei cittadini; nessun governo in Europa è stato eletto col preciso e vincolante mandato di tagliare le tasse quanto i governi Berlusconi del 1994, 2001 e 2008: Il risultato è che la pressione fiscale, lungi dal diminuire, è aumentata, le aliquote, quando non sono aumentate, sono rimaste invariate, e della riforma complessiva del nostro fisco non si parla più. In compenso, questo irremovibile conservatorismo ha fruttato al ministro dell’Economia – chissà perché considerato “ganzo” dal Foglio – le lodi sperticate del suo predecessore (che peraltro egli aveva violentemente criticato dai banchi dell’opposizione). Temo che, se continua così, sui muri di Roma compariranno le scritte “arridatece Visco”!
E’ possibile distinguere fra tasse “di destra” e tasse “di sinistra”? A me non sembra. Né credo che in politica economica abbia molto senso la distinzione fra destra e sinistra. Sono convinto che, con tutti gli adattamenti imposti dalle circostanze, ci siano solo due partiti: il conservatore, che vuole gestire l’esistente lasciandolo immutato, e il riformista, convinto che l’esistente vada cambiato, non migliorato. La maggioranza degli elettori italiani nel 1994, 2001 e 2008 ha votato per il centrodestra non perché voleva che l’esistente venisse gestito ma perché gli era stato promesso che sarebbe stato cambiato. Gli italiani non volevano altre manovre, volevano riforme; sapevano per lunghissima esperienza che le prime non funzionano, servono solo ad arraffare quattrini dalle loro tasche per impedire cambiamenti, e volevano ciò che era stato loro promesso: il cambiamento.
Da questo punto di vista, i governi di Silvio Berlusconi sono stati deludenti e, se ciò non si è ancora tradotto in una decisa richiesta di svolta, è solo per l’inesistenza di una opposizione credibile - la sopravvivenza dell’attuale è il regalo maggiore che si possa fare al centrodestra - e per le indubbie qualità di comunicazione ma anche di realizzazione del leader. Il governo e l’opposizione nell’Italia di oggi sono entrambi conservatori: non vogliono o non possono cambiare l’esistente.
Tutto ciò non può durare indefinitamente e lo dico con amarezza, essendo stato uno dei protagonisti della svolta del 1994. Cercare di prolungare l’esistente è solo un costosissimo accanimento terapeutico: lo stato sociale catto-comunista, inefficiente e corrotto, che abbiamo ereditato, non sopravvivrà a lungo, manovre o non manovre. La sua fine potrebbe non essere indolore ma nessuno lo rimpiangerà: ha un passato, anche se inglorioso, ma non ha un futuro. Quanto alle tasse di destra, valgono quanto quelle di sinistra. Suggerire altrimenti significa avere una visione della realtà scarsamente condivisibile.


Antonio Martino, 26 giugno 2010

1 commenti:

  1. Illustre Professore,
    giusta ed opportuna la precisazione sull'Ungheria che ha optato per la flat tax, per un'aliquota unica (16%), e che perciò non merita di essere associata a Tremonti ed agli altri "tassaioli" di destra. Quanto alle "" indubbie qualità di comunicazione ma anche di realizzazione del leader" (Berlusconi), queste sono state abbondantemente appannate da coordinatori plurinquisiti e lasciati pervicacemente al loro posto (Verdini), dalle nomine strambalate di amici ed amici degli amici (Previti, Brancher, signorine avvenenti ecc..), da una condotta da assatanato satrapo mediorientale, dalle inopportune sortite in occasione di vertici internazionali (corna e dintorni) e dal convincimento che comincia a serpeggiare di un generale allentamento della tensione morale (la cricca e cose simili). Inoltre, dovrebbe smetterla di circondarsi di "nani e ballerine" e questa penso che sarà la più difficile se non impossibile realizzazione.
    Se continua così, se non dà un segno di ravvedimento almeno verso il mantenimento di promesse in politica economica, la destra perderà le prossime elezioni, nonstante la maggioranza moderata che da sempre esiste in Italia. Ciò nondimeno, nessuno griderà mai "aridatece Visco", a cominciare dal Partito democratico, tanto devastante è stata l'esperienza dell'infausto biennio.

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